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Dedicato alle Donne

Di Houda Ameur

Anche quest’anno, è arrivato l’8 marzo, giornata internazionale dei diritti della Donna. Da più di un secolo, le persone in tutto il mondo festeggiano tale ricorrenza. Ogni nazione con i propri usi e costumi.

Lo spunto di riflessione da dover fare in realtà, è diverso: occorre festeggiare o protestare?

Nel panorama legislativo, potremmo analizzare varie disposizioni che tutelano i diritti, per risolvere il nostro quesito.

Primo fra tutti: art. 3 della costituzione italiana.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinione politica, condizioni personali e sociali”

È davvero così?

L’articolo 3 cita “senza distinzioni di sesso”. Ma nonostante tutti i notevoli progressi compiuti dal genere femminile, siamo ancora lontane da un’effettiva applicazione di questo principio.

Le statistiche Europee parlano chiaro: secondo i dati, l’italia è penultima nella classifica riguardante partecipazione femminile nel mercato del lavoro.

Il problema che però emerge in questo fronte, non è tanto l’accessibilità ad esse nell’ambiente lavorativo.

Secondo i dati offerti dall’ispettorato del lavoro, la criticità sta nell’abbandono del lavoro all’arrivo di un figlio. Chiaramente sintomo di una società che educa la donna al ruolo di madre e non la proietta alla realizzazione personale in ambito lavorativo.

Coloro che invece, restano ancorate al loro posto fisso, audaci e visionarie, purtroppo non percepiscono salari pari al collega uomo. Avranno mansioni meno prestigiose.

Con l’arrivo della pandemia, molte donne sono rimaste a casa. Questo dato è fortemente sintomo della società contemporanea. Società che ancora prevede di salvaguardare i posti di lavoro ai capi famiglia, o per i populisti mediocri “coloro che portano la pagnotta a casa”.

Tutto ciò denota una responsabilità in capo alla società, che prova la dipendenza della donna verso il partner a livello finanziario e sociale. Una dipendenza che sarà poi determinante in contesti di divorzio o di violenza familiare.

Secondo i dati ISTAT, a seguito della pandemia, che ha costretto tutto il mondo alla convivenza con i propri cari, si è registrato un aumento di femminicidio e di violenza domestica notevole.

La fotografia che emerge è fortemente preoccupante, sia dal punto di vista di violenza che di disparità di genere.

Tale disparità assume caratteristiche di natura geografica e territoriale: Il maggior numero di discriminazioni e femminicidi si sono registrati nelle isole e nelle regioni del nord Italia.

Il 90% di tali femminicidi vengono consumati nel silenzio assordante delle mura di casa. E nella maggioranza di casi, da uomini appartenenti alla sfera relazionale delle vittime,

A seguito di questa analisi possiamo quindi risolvere questo quesito.

Ad oggi, nessun paese al mondo ha realmente raggiungo la parità di genere. E non vi è mimosa che possa rendere minimamente giustizia a questa patologia retrograda e vile che colpisce le quote rosa. Non abbiamo bisogno di parole gentili, non siamo bambine da dover accudire. Non abbiamo bisogno di rimanere in casa con il solo fine di accudire bambini: non siamo Balie. Non occorre nulla di tutto ciò.

Occorre che ci sia riconosciuta la facoltà di scelta. Di scegliere un posto di lavoro rispetto un altro. Occorre che ci sia data la stessa opportunità di guadagno del nostro collega di lavoro. Meritiamo la stessa identica considerazione del nostro partner. Occorrono leggi di parità, occorre essere libere da dogmi e stereotipi.

Quindi non serve festeggiare.

Errare è umano, perseverare è diabolico. Per cui, anziché festeggiare, ricordiamo coloro che hanno iniziato questa battaglia nello scorso secolo e rendiamogli giustizia alzando la nostra voce. In ogni ambiente, in ogni contesto. Ogni volta che sentiamo che sia necessario e molte volte, anche quando non lo reputiamo importante.

Il futuro inizia oggi con la leadership di noi donne.

Non dobbiamo stare un passo indietro, neanche un passo in avanti. Ma solo camminare insieme, l’uno a fianco all’altro.