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La questione demografica, una priorità per il governo Dragh

La famiglia, in particolare le coppie giovani, è un attore di primo piano quasi scomparso dalla sceneggiatura. Per questo la questione demografica deve essere una priorità per il governo Draghi

Nella saga del Coronavirus che stiamo vivendo, un attore di primo piano è quasi scomparso dalla sceneggiatura: la famiglia, in particolare le coppie giovani, e non occorre puntualizzare a cosa ci si riferisce esattamente.

Nel gran parlare di sussidi, ristori e “recovery fund”, c’è qualcuno che abbia in mente (e a cuore) l’introduzione di misure ad hoc per sostenere gli italiani che nel loro progetto familiare hanno intenzione di fare dei figli? Oppure, è ormai prevalsa definitivamente la rassegnazione al tracollo demografico degli italiani, che una certa sinistra sembra anzi benedire?
L’Istat ha parlato chiaro: nel 2021, è prevista la discesa del tasso delle nascite sotto i 400 mila bambini. I 420 mila del 2019 rappresentavano già il minimo storico dall’unità d’Italia, a cui è seguito nel 2020 un ulteriore peggioramento, con circa 408 mila. Una tendenza negativa iniziata nel 2009, che prosegue inarrestabile anche perché finora non è stato fatto alcun tentativo d’invertirla. Negli anni passati, solo tanta retorica, mentre oggi nemmeno se ne parla più.
Eppure proprio la crisi generata dalla pandemia avrebbe dovuto favorire l’adozione di provvedimenti a sostegno delle giovani coppie, considerando che, secondo un’indagine ISTAT risalente al 2016, sono meno del 5 percento quelle senza figli che non intendono averne. Gli italiani, pertanto, vogliono fare figli, a dispetto di una certa mentalità femminista e di chi punta il dito esclusivamente sulla crisi culturale dovuta a un eccesso d’individualismo, edonismo e irresponsabilità (che indubbiamente esiste, ma incide in misura molto marginale come si può dedurre dalle statistiche).

A cosa è dovuto allora il tracollo demografico?
Menzionare tra le cause le “profonde trasformazioni demografiche e sociali del secolo scorso” non basta a spiegare il passaggio dai 2 figli in media per donna della fine degli anni ‘70 all’1,29 del 2019. Il punto è un altro e risiede oggigiorno, in una società dove il costo del semplice “sopravvivere” individuale è altissimo, nella mancanza strutturale di politiche che mettano le giovani coppie nella condizione di proliferare e sostenerne gli oneri. Sotto questo profilo, con gli 800 euro una tantum come bonus maternità, l’Italia si è posta già da tempo al di fuori del cosiddetto primo mondo.
In altri paesi europei, i bonus sono infatti molto più sostanziosi, anche nell’ordine delle migliaia di euro, e si estendono dal quinto mese fino al primo anno e mezzo di vita del bambino. Durante la gravidanza, le donne seguono corsi di formazione propedeutici al ritorno nel mondo del lavoro a maternità ultimata. La questione della mancanza degli asili non esiste e se si è posta è stata risolta anche attraverso soluzioni in cui è il “privato”, certamente in virtuoso coordinamento con il “pubblico”, a intervenire, ad esempio mettendo a disposizione all’interno dei propri spazi (uffici, sedi di lavoro) stanze dove i bambini sono accuditi e le mamme possono persino allattarli. Il costo delle baby sitter, inoltre, è scaricabile dalle tasse.

In Italia, d’altro canto, gli sgravi fiscali riguardano le “colf”, la gran parte delle quali, oltretutto, non è di nazionalità italiana. Mentre la pandemia è stata considerata un’occasione propizia per i ridicoli bonus monopattini e biciclette. Niente invece per le giovani coppie, affinché lo stato, attraverso politiche pubbliche, le supporti nel loro desiderio di fare figli, ancor più in una fase di drammatico aggravamento della crisi economica e occupazionale.

La natura “rossogialla” del precedente governo, non lascia dubbi sulla ragione di una simile indifferenza e non ci sono speranze che il PD di Enrico Letta cambi rotta, alla luce delle sue prime dichiarazioni da segretario del partito, improntate al solito migrantismo ideologico che persegue come soluzione quella artificiosa dei cosiddetti “nuovi italiani”.

Mario Draghi vuole davvero fare qualcosa per l’Italia, in discontinuità con il Conte II? Metta il sostegno economico alle giovani coppie che desiderano mettere su famiglia al centro delle priorità del suo governo.

Di Souad Sbai