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Gianna Gancia

“Non fioriranno più le mimose”

di Gianna Gancia

Anche quest’anno , puntuali e bellissime, sono fiorite  le mimose. Fiori dal cuore fragile, dall’odore inebriante, caparbie e tenaci come solo alcune donne riescono ad essere. Ma le mimose non fioriranno più per l’otto marzo; smetteranno di fiorire se continueranno ad essere un simbolo vuoto, legato ad una ricorrenza che mai come in quest’anno fa lacrimare il cuore.Non fioriranno più fino a che in Italia ,ogni tre giorni, una donna morirà per mano del proprio convivente o familiare. Il timore che la quarantena e l’isolamento forzato avrebbero portato un aumento delle violenze e dei maltrattamenti, adesso è una sconcertante realtà. Il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale dal 57% del 2019 e raggiunge il 67% nei primi mesi del 2020. Durante il trimestre del primo lockdown si attesta addirittura all’80%; in pratica, 21 delle 26 donne uccise convivevano con il proprio assassino. Alcune di queste non hanno potuto evitare che i loro figli assistessero ai maltrattamenti. Si parla di violenza assistita, una vera e propria forma di abuso  minorile in presenza di maltrattamenti domestici.Nei suoi recenti interventi al senato e parlamento , Draghi ha parlato di una parità di “facciata” : è vero si che con l’introduzione  delle quote rosa abbiamo assistito ad una crescita importante del numero delle donne in Parlamento , ma è anche vero che  non è l’unico ambito su cui puntare.E’ necessario partire, come sottolinea il premier, dall’istruzione e dalla formazione, che in questi ultimi anni sarà incentrata sulla digitalizzazione, sul cosiddetto mondo “Stem” (Science, technology, engineering ,mathematics ) da sempre patrimonio degli uomini e dove questi ultimi ottengono i migliori risultati di studio. Materie scientifiche a parte, anche le laureate più brave,  già nel primo anno di lavoro riscontrano  un gap  salariale del 10% inferiore ai loro colleghi maschi.  Il parlamento Europeo ha chiesto , in vista degli obiettivi per il 2025 sulla parità di genere, che vengano adottate misure condivise dagli Stati in materia di investimenti in formazione, in accordi di lavoro e tutele nei confronti delle donne più anziane o più a rischio (gravidanze, malattie, familiari a carico.)Sono molteplici le richieste di aiuto  da parte di donne, che ho accolto e ascoltato nella  mia esperienza politica e che porto quotidianamente  con me al tavolo del parlamento Europeo. Tutte loro  hanno lo stesso fil rouge che le accomuna: essere ascoltate. Molto è stato fatto  a livello europeo dalla Convenzione di Istanbul in poi; sono stati stanziati circa 1,4 miliardi di euro per progetti a favore della società civile e delle istituzioni pubbliche  che attuino azioni ad hoc nell’ambito della violenza di genere. In qualità di membro della commissione per lo sviluppo , sarò rappresentante legislativo per il mio gruppo politico “Identità e Democrazia” , nella relazione al parlamento sul Gender Action Plan III per quanto riguarda le azioni esterne all’UE. In particolare, lavoriamo per promuovere il rafforzamento  dello stato di diritto per porre fine all’impunità di certi reati, per favorire l’accesso alle strutture di sostegno psicologico , non solo per le vittime, ma anche per i familiari e gli orfani delle stesse,  per sostenere l’incessante e spesso sottovalutato lavoro delle organizzazioni e dei movimenti sociali che si occupano di donne, che agiscono nel silenzio  e non regalano mimose l’otto marzo.