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Adriana Aiello

Otto marzo, festa della donna?

di Adriana Aiello

La condizione della donna è strettamente legata sia alla storia del paese in cui vive, che al paese stesso.Oggi le donne sono parte fondamentale della nostra cultura, svolgono lavori pari a quelli degli uomini, sono istruite e secondo alcune statistiche, anche più degli uomini, sono dirigenti di grandi aziende, piloti di aerei, concorrono alle elezioni presidenziali e ricoprono importanti cariche politiche e istituzionali. Purtroppo, però nel mondo non tutte le donne hanno ottenuto questi diritti, e godono di quelli elementari. Nei paesi del terzo mondo e in alcuni paesi islamici, per esempio, le donne non hanno ancora raggiunto la parità di genere, pur se in tempi meno recenti in paesi quali Iran, Turchia, Iraq, Pakistan e Tunisia, una volta conquistata l’indipendenza, attuarono varie strategie di modernizzazione. Negli anni Trenta, a esempio, si fece promulgare una legge che proibiva l’uso del velo in Turchia ed Iraq. Durante la lotta contro il dominio francese, le donne algerine avevano ottenuto la libertà di vestire con abiti occidentali per non farsi notare. Oggi però i diritti delle donne, tutelati in passato, sono stati calpestati con l’avvento di politiche restrittive e maschiliste. Il ritorno al burqa testimonia appunto il ritorno all’arretratezza e alla negazione dei diritti femminili. Le donne, prigioniere del “velo” non possono frequentare scuole e università, e la casa è divenuta luogo di segregazione e isolamento. Tante bambine hanno la disgrazia di nascere in questi paesi dove ancora oggi vengono messe in atto pratiche di mutilazioni genitali. Molte donne cercano di scappare da queste società, arrivano nel nostro Paese in cerca di una condizione migliore che spesso non trovano. Sono tante le associazioni come ad esempio Acmid, con presidente Soaud Sbai, che cercano di far vivere una vita migliore a queste persone, infondendo una luce e una speranza nei loro occhi, sensibilizzando lo Stato e gli uomini, distruggendo questa chiusura mentale così profonda e radicata. Anche nei paesi occidentali ancora molta strada rimane da percorrere, tant’è che nel 2005, il comitato dell’Onu per l’eliminazione delle discriminazioni contro la donna, denunciava la tendenza in Italia a mercificare il corpo femminile nei media, e a relegare la donna a ruoli subalterni. Nel nostro paese tutt’oggi proliferano concorsi di bellezza e spettacoli televisivi che mostrano donne poco vestite e utilizzate per la loro avvenenza. Questo rischia di farci perdere di vista che ancor prima di essere donne o uomini, siamo persone e come tali abbiamo diritto al rispetto del nostro corpo e della nostra dignità. Risulta impossibile un vero progresso culturale, se non si rispetta ogni essere umano nel suo valore di persona. Malgrado siano passati 100 anni dall’istituzione dell’otto Marzo, troppe sono ancora le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono oggetto in molte parti del mondo… La festa può attendere